AMBRA, TRA MITI E ANTICHE TEORIE

Santi_di_Tito_EliadiUna pietra molto leggera, calda al tatto e lucente, già 5.000 anni fa venne ritrovata dai nostri antenati sulla battigia del mar Baltico; l’ambra. Nei secoli a seguire, il fascino dell’ambra ha fatto si che i nostri avi cercassero di capirne anche la formazione. Ambra, che deriva dall’arabo “Anbar”, originariamente indicava l’ambra grigia che, essendo una sostanza cerosa prodotta dal rigurgito del capodoglio, veniva usata per la fabbricazione di incensi e profumi. Gli antichi greci, invece, chiamavano l’ambra “electron”, parola che derivava da “elector” per indicare l’aggettivo brillante nonché la definizione di “sostanza del sole”. Risale al 600 a.C. la scoperta di Talete di Mileto che strofinando l’ambra, questa attraeva a se piccoli pezzi di stoffa. Questo per l’accumulo di elettricità statica. E’ proprio grazie all’ambra se poi ai nostri giorni è arrivato il termine di elettricità (electron). Il primo riferimento letterario risale proprio all’epoca greca nel 1.000 a.C. quando nell’Odissea di Omero compare la descrizione di una collana che Eurimaco regala a Penelope; “un artistico vezzo d‘oro alternato con grani d‘ambra, che un sole pareva” (Odissea, XVIII, par.295-296). Tra i primi che, invece, hanno cercato di spiegare la formazione dell’ambra vi è Sofocle. A dirci il come è Plinio che, nella sua “Storia naturale”, racconta come Sofocle usi il mito di Meleagro per spiegare l’origine dell’ambra. Sulla terra di Calidone, la dea Diana, inviò un feroce cinghiale come punizione. Meleagro, insieme agli zii materni, uccise l’animale ma nella diatriba uccise anche gli zii. La madre Altèa, vendicando il delitto, uccide Meleagro. Pare, quindi, che Sofocle, attribuisse l’origine dell’ambra alle lacrime versate dalle sorelle di Meleagro che vennero trasformate in uccelli chiamati meleagridi. Questi uccelli, paragonabili alle galline faraone, si narrava tornassero sulla terra una volta l’anno e le loro lacrime a contatto con il suolo si trasformavano in ambra.

Mito Fetonte

A cercare di spiegare l’origine dell’ambra anche Diodoro Siculo nella sua opera “Storia Universale” in particolare con il mito di Fetonte. Nel mito si racconta come Fetonte, figlio di Elios, chiese al padre di poter portare lui il carro del sole. Il padre acconsentì ma Fetonte non fu in grado di guidare il carro come faceva il padre. I cavalli del carro iniziarono a cambiare il solito giro portando le fiamme del sole in giro per la terra, bruciando molte regioni.

A tal punto intervenne Zeus che con una saetta colpì il carro raddrizzandone il corso e Fetonte cadde alla foce dell’antico fiume po’ chiamato Eridanio. Le sorelle di Fetonte, piangendo la morte del fratello, subirono una metamorfosi in pioppi. Questi pioppi ogni anno alla stessa stagione piangono lacrime che si induriscono trasformandosi in ambra.

Nella prima metà del I secolo d.C. il geografo greco Filemone, per la formazione dell’ambra, afferma che si estraeva da una località della Scizia negando che si formi una fiamma dall’ambra. Fatto da rilevare è la strana origine attribuita all’ambra da parte del senatore romano Damostrato che chiama l’ambra “Lyncurium” affermando che la formazione è dovuta alla solidificazione dell’urina delle linci. Sempre nella seconda metà del I secolo d.C. Gaio Plinio Secondo il Vecchio, riporta le fantasiose origini dell’ambra usate dai suoi predecessori. Specifica però che l’ambra è l’oggetto di lusso più apprezzato della sua epoca. Plinio, allo stesso tempo però, afferma che l’ambra è di origine vegetale e si forma dall’indurimento della resina percolata dalle conifere basandosi sul fatto che, bruciando, l’ambra emana un caratteristico odore di resina.

Ambra mito

Nel secondo millennio i popoli dell’area baltica, per ottenere metalli preziosi come il bronzo, barattavano l’unico materiale che era desiderato dai centro-europei, vale a dire l’ambra. Nel 1600 a.C. l’esportazione dell’ambra aumentò rapidamente ed in quantità massiccia. E’ facile, per questo periodo, trovare reperti del genere nelle tombe  di tutto il periodo Miceneo. Ma tale commercio è nel periodo compreso tra 50 e 150 d.C. che tocca il suo massimo splendore arrivando addirittura ad identificare una vera e propria “Via dell‘ambra”. I traffici iniziavano dalla foce della Vistola per poi arrivare al fiume Warta e da qui fino al Danubio dove si trovava Carnutum che era il centro commerciale più importante della zona centro-europea. Da Carnutum l’ambra veniva distribuita e mandata in Pannonia (attuale Ungaria), nella Jugoslavia settentrionale e, in Italia, ad Aquileia dov’era ubicato il centro manifatturiero più importante d’Europa.

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